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Lorenzo Falcioni eletto presidente di Cia Romagna

Raccoglie il testimone da Danilo Misirocchi, alla guida della Confederazione dalla fusione del 2017

“Solo rafforzando le aziende agricole e garantendo prospettive economiche si può contrastare lo spopolamento e mantenere vivi i territori”

14 febbraio 2026 – Si è svolta ieri a Cesena l’Assemblea elettiva provinciale di Cia Romagna, che ha eletto Lorenzo Falcioni nuovo presidente dell’organizzazione, chiamato a guidare la Confederazione Italiana Agricoltori romagnola nel prossimo mandato. Falcioni succede a Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna fin dalla nascita dell’associazione, avvenuta nel dicembre 2017 con la fusione delle sedi provinciali di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e, precedentemente, presidente di Cia Ravenna per due mandati. 

L’assemblea del 13 febbraio ha rappresentato il momento conclusivo di un articolato percorso elettivo che, nelle settimane precedenti, ha coinvolto l’intera base sociale di Cia Romagna attraverso la convocazione delle Assemblee Territoriali, corrispondenti alle sette zone del sistema Cia (Ravenna, Bassa Romagna, Faenza, Forlì, Cesena-Savignano, Rimini, Novafeltria-Alta Valle Savio),  che hanno eletto i presidenti e i consigli territoriali, oltre ai delegati chiamati a partecipare all’Assemblea provinciale di ieri. Un passaggio fondamentale non solo per l’adempimento degli obblighi statutari, ma soprattutto per definire gli indirizzi strategici e le priorità delle politiche dell’associazione alla luce delle profonde trasformazioni e delle sfide complesse che il mondo agricolo è chiamato ad affrontare.

Un percorso partecipato e diffuso che ha interessato l’intero territorio romagnolo delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, culminato con l’elezione del nuovo presidente, del Consiglio direttivo di Cia Romagna e dei delegati all’Assemblea regionale. 

Danilo Misirocchi commenta così il percorso realizzato sin qui: “Si chiude un ciclo complesso, segnato da crisi globali, eventi climatici straordinari e profondi cambiamenti del settore agricolo, ma anche da un lavoro collettivo che ha rafforzato Cia Romagna sul piano organizzativo, politico e della rappresentanza. In questi anni la Confederazione ha saputo mantenere autonomia, solidità e capacità di mediazione. Abbiamo fatto tanto sin qui e ancora tanto c’è da fare. Sono profondamente convinto che il nuovo presidente Falcioni, insieme al nuovo gruppo dirigente, saprà affrontare con il giusto atteggiamento il futuro. In Cia Romagna ci sono basi solide, persone preparate e motivate, c’è uno spirito innovativo. E soprattutto abbiamo “un’anima” Cia Romagna: nella struttura e negli associati, una Cia Romagna coesa, credibile e pronta ad affrontare le sfide che attendono l’agricoltura romagnola, a partire dalla sicurezza alimentare, dalla tutela del territorio, dal giusto valore lungo la filiera e dal ricambio generazionale”.

“Cia Romagna ha dimostrato di essere una realtà solida, presente e capace di rappresentare davvero gli agricoltori, sia nei momenti ordinari sia nelle fasi più difficili – ha affermato il neo presidente Lorenzo Falcioni nella sua relazione –  Anche nei momenti di tensione abbiamo scelto la partecipazione e la trasparenza, dimostrando con i fatti il valore del nostro lavoro. Non ci siamo mai sottratti al confronto: con i soci, con le istituzioni e con l’opinione pubblica. Essere presenti negli enti e nelle istituzioni è fondamentale: dove non siamo noi, c’è sempre qualcun altro che decide al posto nostro. La rappresentanza è una responsabilità che Cia Romagna esercita ogni giorno”. 

“Cia Romagna è fatta di soci, agricoltori e collaboratori: una comunità che ogni giorno lavora con competenza e senso di appartenenza. È questo il valore più grande della nostra organizzazione – ha proseguito – Credo fortemente che oggi, in un contesto segnato da cambiamenti climatici, trasformazioni sociali e riduzione del numero delle aziende agricole, ci sia bisogno di Cia più che mai: di fare gruppo, di confrontarsi e di essere meglio rappresentati. La forza di Cia Romagna sta proprio nella sua capacità di fare sistema, lavorando in modo integrato a livello territoriale, regionale e nazionale, mettendo sempre al centro le esigenze concrete delle aziende agricole”.

“Il nostro impegno continuerà ad essere quello di creare opportunità per le imprese agricole, perché solo rafforzando le aziende e garantendo prospettive economiche si può contrastare lo spopolamento e mantenere vivi i territori. Abbiamo dimostrato di saper guardare al futuro e proseguiremo il lavoro su progettualità condivise, contratti di filiera e strumenti di programmazione strategica, nella consapevolezza che l’agricoltura ha bisogno di visione oltre che di risposte immediate”.

Agrichef, il 23 febbraio la tappa regionale

APPUNTAMENTO ALL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI RIOLO TERME (RA)

All’Istituto Alberghiero “Pellegrino Artusi” di Riolo Terme (RA) il 23 febbraio andrà in scena Agrichef, nella tappa regionale organizzata da Turismo Verde Cia Emilia-Romagna.

Agrichef è ideato per esaltare il cuoco dell’agriturismo, che mette in connessione le competenze del produttore agricolo, la cultura contadina e tramanda le ricette tradizionali attraverso la riscoperta e la rivisitazione, contribuendo a raccontare i valori del mondo rurale e a valorizzare il territorio.

Per Cia Romagna partecipano gli agriturismi:  

  • Vignoli, Riolo Terme;
  • Il Gualdo di sotto, Riolo Terme 
  • Ridiano,Tredozio
  • Dal Maggi, Modigliana. 

Gli agrichef, insieme agli allievi dell’Istituto Alberghiero, presenterannio le proprie ricette a una giuria di esperti che decreterà il piatto che rappresenterà la regione all’evento nazionale, in programma a Roma in primavera.

La ricetta proposta deve raccontare un prodotto Dop, Igp o tipico regionaleche deve essere il protagonista assoluto.

Pierino Liverani è il nuovo presidente dell’Associazione Pensionati (Anp) della Romagna

Gli passa il testimone Wiliam Signani, pilastro e figura storica di Cia

Pierino Liverani è il nuovo presidente dell’Associazione Pensionati – Cia Romagna. L’elezione è avvenuta nel corso dell’assemblea congressuale svoltasi nei giorni scorsi a Rimini, alla quale hanno partecipato circa cento associati, alla presenza del sindaco Jamil Sadegholvaad e dell’assessora all’Agricoltura Francesca Mattei, nonché del presidente nazionale Anp Alesandro Del Carlo e della segretaria nazionale Anp Daniela Zilli.

Liverani per i precedenti due mandati è stato presidente dell’Anp a livello regionale e vice presidente dell’Anp nazionale. “Cercherò di proseguire nella strada tracciata, contando sulla collaborazione di tutti voiha affermatoPorteremo avanti insieme le nostre battaglie, difenderemo i nostri valori. Farò tesoro dei risultati raggiunti e mi impegnerò affinché non manchino la nostra presenza, la nostra voce e la nostra partecipazione ai tavoli di lavoro e nel dialogo con i nostri interlocutori”.

A passargli il testimone un pilastro e una figura storica di Cia: Wiliam Signani. Da sempre nella Confederazione – nata nel 1977 come Cic-Confederazione Italiana Coltivatori (derivata dall’Alleanza Nazionale dei Contadini del 1955, dalla Federmezzadri e dall’Uci) che nel 1992 è diventata Cia-Confederazione Italiana Agricoltori – Signani ha contribuito a scrivere la storia della Cia e ne è stato il primo presidente agricoltore fino alla soglia degli anni Duemila. Era alla guida dell’Associazione pensionati Anp Romagna da due mandati e precedentemente per due mandati di quella dell’Anp Ravenna, oltre ad aver ricoperto altri incarichi di rilevo nella Confederazione.

“L’eco del futuro: un nuovo patto sociale per pensioni, salute, aree interne e invecchiamento attivo” è l’argomento della IX assemblea elettiva Anp e del documento programmatico discusso.

Molti gli interventi dei delegati. Sono state affrontate diverse questioni legate a sanità, welfare, politiche e sistemi di assistenza e di cura, con un’attenzione particolare anche al supporto necessario per i care-giver. È stata messa in evidenza l’importanza della prossimità dei servizi, soprattutto nelle aree più svantaggiate, come collina e montagna e le aree rurali. Si è parlato di previdenza e di pensioni partendo dalle problematiche e dalle battaglie di oggi per cercare di scongiurare ben peggiori condizioni per il futuro. E in questo caso il pensiero è rivolto ai giovani, che possono certo accedere a incentivi per il primo insediamento e ad altre agevolazioni dedicate, ma è importante non dimenticare la difficoltà del ricambio generazionale, legata a diversi fattori, ma anche alla sempre maggior difficoltà di poter pensare alla sostenibilità del percorso dopo l’avvio. Si tratta di futuro, non solo dell’agricoltura, ma di un sistema, compresa cura e tutela del territorio. A proposito di territorio, gli interventi hanno messo in luce sia le questioni legate al cambiamento climatico e alle ferite lasciate dalle alluvioni e dalle frane nel territorio romagnolo, sia quelle inerenti la fauna selvatica e, in particolare, l’aumentata presenza di lupi, che sta generando situazioni complicate e percezione di pericolo anche fra i cittadini. Non sono mancate riflessioni sullo scenario geopolitico globale e sugli impatti che questo provoca nella vita di tutti e in tutti gli aspetti economici e sociali.

Il messaggio lanciato da Signani al temine del suo intervento, e ripreso da Liverani e da Del Carlo, è di esortazione a non arrendersi nonostante il mondo sia sotto sopra, “e di stringersi in maniera ancora più forte al principio dell’insieme e della partecipazione perché questa è la via maestra, la bussola che ha ispirato Cia e Anp da sempre per migliorare le condizioni dell’agricoltura, degli agricoltori e di tutti i cittadini, perché la produzione di cibo, sano e di qualità, e la cura del territorio sono appannaggio di tutti”.

Cia a Strasburgo, la delegazione romagnola alla manifestazione del 20 gennaio

Presente anche la Romagna – insieme al Copa-Cogeca, le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE – alla manifestazione del 20 gennaio a Strasburgo per difendere l’agricoltura europea e per assicurare al Made in Italy, e alla sua qualità, i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.

“Nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini, europei ed italiani. Per questo manifesteremo il 20 gennaio a Strasburgo. Manca la reciprocitàspecifica il presidente di Cia Romagna Danilo MisirocchiQuesto vuol dire che noi produciamo con alti e precisi standard di sicurezza alimentare e il rischio, senza reciprocità, è di importare prodotti che non rispettano lo stesso sistema di garanzie degli standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Senza reciprocità gli agricoltori subiscono concorrenza sleale e i cittadini trovano negli scaffali prodotti con meno garanzie di salubrità, e non va bene per niente.

A Strasburgo per l’agricoltura e i cittadini

Il 20 gennaio Cia presente alla nuova manifestazione del Copa-Cogeca

Cia sarà presente anche dalla Romagna – insieme al Copa-Cogeca, le organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE – alla manifestazione del 20 gennaio a Strasburgo per difendere l’agricoltura europea e per assicurare al Made in Italy, e alla sua qualità, i giusti presupposti in tutti gli scambi commerciali internazionali.

“Nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini, europei ed italiani. Per questo manifesteremo il 20 gennaio a Strasburgo. Manca la reciprocitàspecifica il presidente di Cia Romagna Danilo MisirocchiQuesto vuol dire che noi produciamo con alti e precisi standard di sicurezza alimentare e il rischio, senza reciprocità, è di importare prodotti che non rispettano lo stesso sistema di garanzie degli standard produttivi, sanitari e ambientali che noi agricoltori garantiamo da sempre in Europa. Senza reciprocità gli agricoltori subiscono concorrenza sleale e i cittadini trovano negli scaffali prodotti con meno garanzie di salubrità, e non va bene per niente.

Cia Romagna, riorganizzazione nelle zone di Faenza e Bassa Romagna

Gian Marco Spada, nella zona della Bassa Romagna dal 1° gennaio 2024, dal 16 febbraio 2026 torna a operare nella zona di Faenza come responsabile del Caa e come responsabile del rapporto soci e supporto alla rappresentanza, ruolo fino a ora ricoperto da Samuele Amadei. Spada, agrotecnico laureato in Tecnologie Alimentari, lavora in Cia dal 2019 e si occupa anche di investimenti e credito

Samuele Amadei si dedicherà al fondiario, uno dei settori sui quali Cia Romagna sta puntando molto, in qualità di referente della zona di Faenza. Amadei, in Cia dal 2001, si occupa quindi di contrattualistica (affitti, comodati, ecc.) e di assistenza nelle compravendite; inoltre tratta varie questioni (conflitti tra confinanti, servitù, espropri). Svolge attività di consulenza generale e di primo orientamento per associati e potenziali nuovi associati, in particolare su assetti aziendali, passaggi generazionali, trasformazioni e compravendite, coinvolgendo, quando necessario, i colleghi dei settori di competenza. Mantenendo comunque un profilo tecnico, anche in virtù della formazione, svolge ancora alcune pratiche per l’ufficio tecnico (e CAA). È designato da Cia Romagna come membro del Comitato locale di Faenza della BCC e della Commissione Espropri della provincia di Ravenna.

Per la zona Bassa Romagna, il ruolo di responsabile rapporto soci e supporto alla rappresentanza viene affidato a Lucia Betti, che subentra a Spada. Lucia Betti collabora con Cia come libera professionista dal 2012 nell’ambito della comunicazione: prima con Cia Ravenna e dal 2018 con Cia Romagna. Dal 12 gennaio 2026 è dipendente Cia Romagna con la mansione di referente della comunicazione. Laureata in scienze politiche internazionali a Forlì, iscritta all’ordine dei giornalisti dal 1992, ha operato nell’ambito della ricerca politico-economica e sociale; ha svolto collaborazioni per pubblicazioni specializzate con diverse case editrici e collaborazioni con testate giornalistiche; si è occupata di comunicazione per progetti culturali, di promozione turistica e sociali e di pubbliche relazioni.

18 dicembre, Bruxelles: Pac inaccettabile, l’Europa ascolti gli agricoltori

Anche una delegazione di Cia Romagna alla mobilitazione dei produttori per difendere l’agricoltura europea e non dover dipendere da altri per il cibo

Senza agricoltura non c’è sicurezza alimentare, ambientale e sociale. Non c’è futuro. Non c’è Europa. Per questo, Cia–Agricoltori Italiani è fra le principali promotrici della grande manifestazione del 18 dicembre a Bruxelles, che porterà in piazza 10mila produttori e centinaia di trattori in arrivo da ogni parte del continente.

Alla mobilitazione – sostenuta da oltre 40 organizzazioni agricole dei 27 Stati membri, riunite nel Copa-Cogeca – parteciperà anche una delegazione di Cia Romagna. La partenza è alle ore 12 da Boulevard du Jardin Botanique per sfilare lungo le strade di Bruxelles fino a Place du Luxembourg, davanti alla sede del Parlamento Ue, dove si alterneranno gli interventi dal palco, a partire dal presidente di Cia nazionale, Cristiano Fini.

“Difendere l’agricoltura europeaspiega Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagnavuol dire difendere l’autosufficienza alimentare e non dipendere da altri Paesi. Con la situazione geopolitica in essere potremmo trovarci in seria difficoltà se arretrassimo sulle politiche agricole. Non stiamo difendendo solo un comparto, ma il cibo che mangiamo, chi lo mangia, chi lo produce, il destino dei territori e delle generazioni che verranno.

La riforma della Pac post 2027, così com’è, non è accettabile per Cia: penalizza chi produce cibo e mette a rischio il futuro delle imprese agricole, la competitività del settore e l’equilibrio delle aree rurali. Sul tavolo della mobilitazione, anche la denuncia degli accordi commerciali che alimentano concorrenza sleale e la richiesta di una vera semplificazione che liberi le imprese da burocrazia e vincoli che ingessano il settore e per tempistiche spesso non coerenti con quelle del settore.

“Il 18 dicembre, in occasione del Consiglio europeo, manifesteremo davanti alle istituzioni per difendere gli agricoltori, la loro dignità e il diritto dell’Europa a una produzione alimentare forte, sicura e sostenibilesottolinea il presidente di Cia, Fini Non accetteremo scelte che indeboliscono il settore: è il momento di cambiare rotta e ascoltare chi garantisce ogni giorno cibo, lavoro e futuro ai territori”.

Vitivinicoltura romagnola: unire le forze per il futuro

Il forte il richiamo all’unità e alla visione di lungo respiro emerso dalla tavola rotonda di Cia Romagna organzzata nell’ambito della presentazione dell’Annata agraria 2025

Storia e innovazione; mercati in evoluzione; consumi che cambiano e un territorio chiamato a rafforzare identità e competitività: sono questi i temi approfonditi dalla tavola rotonda “Vino tra storia, tradizione e futuro. Territorio, mercati e consumi: le nuove sfide per la vitivinicoltura romagnola”, organizzata da Cia Romagna, in occasione della presentazione dell’Annata Agraria 2025. Il confronto, moderato dal giornalista Riccardo Isola, è stato tra Carlo Dal Monte, Presidente Gruppo Caviro Soc. Coop Agricola; Gianmarco Berti, Responsabile Commerciale del canale HoReCa Italia di Terre Cevico; Nicolò Bianchini, Coordinatore Rimini D.O.C. e V.P. Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini; Stefano Francia, Presidente Cia-Agricoltori Italiani Emilia-Romagna; Alessio Mammi, Assessore all’agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca Regione Emilia-Romagna.

La Romagna, con le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, rappresenta complessivamente oltre il 45% della superficie regionale coltivata a vite: nel 2025 sono circa 24mila gli ettari coltivati, di cui quasi 22.674 in produzione, per oltre 4 milioni di quintali di uva raccolta e oltre 3 milioni di ettolitri di vino prodotti.

Gli ospiti hanno messo in evidenza come la vitivinicoltura romagnola si trovi di fronte a una fase di profonda trasformazione: il clima che cambia; il taglio delle molecole che, senza alternative, mette a repentaglio la sopravvivenza delle produzioni; consumi che si modificano: per quantità (con un calo stimato di circa il 4%, mentre il consumo di alcol nel mondo cresce), per modalità (calano i consumi ai pasti quotidiani, ci si concede il piacere del vino nel fine settimana) e gusti (si pensi ad esempio ai Ready to drink, ai no e law alcol); le crisi dei mercati, i dazi Usa e i costi di produzione in aumento.

Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare l’identità produttiva del territorio. Al centro, il valore della storia vitivinicola romagnola, patrimonio da cui ripartire per costruire modelli produttivi capaci di dialogare con le esigenze contemporanee; la necessità di investire nella promozione dei vini della Romagna, nella costruzione di messaggi chiari e riconoscibili, raccontare chi è davvero la vitivinicoltura del territorio, far emergere unicità e qualità delle produzioni anche con strumenti nuovi di commercializzazione e comunicazione.

Il messaggio, forte, sottolineato più volte è stato quello della necessità di agire uniti, non fare andare in contrasto le diverse produzioni e i diversi produttori che il territorio esprime, in un dialogo costruttivo che partendo dalla realtà e dalle trasformazioni in atto individui strategie realistiche per guardare al futuro, concretamente, per le aziende e per il lavoro. Agire uniti e con una visione di lungo respiro, valorizzando i punti di forza che il comparto esprime, consapevoli che si tratta del futuro del territorio: di pianura, e soprattutto, di collina e montagna, dove vivere e fare impresa è più complicato. Dove l’agricoltura è fattore economico e sociale e dove c’è bisogno di semplificare, non di ostacolare.

Per Cia Romagna, l’obiettivo è sostenere le imprese in questa fase di trasformazioni, facilitando il dialogo con le istituzioni, rafforzando le reti territoriali e contribuendo a un percorso comune in cui il vino della Romagna possa presentarsi sui mercati, italiani ed esteri, con un’identità forte, chiara e competitiva per un futuro all’altezza del patrimonio agricolo e culturale di questa terra.

Presentata l’Annata agraria della Romagna 2025

Nel sito, nella sezione “annata agraria”, il report completo con le tendenze dell’agricoltura romagnola nel 2025, l’aggregato “Romagna” e le sintesi delle singole province Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini

I documenti presentano un’analisi dell’agricoltura romagnola, un settore che si dimostra resiliente, ma sottoposto a intense pressioni: climatiche, fitosanitarie, ambientali, geopolitiche, politiche (PAC post 2027), di mercato. I dati e le informazioni raccolte rivelano una flessione nel numero di imprese agricole, con cali anche tra le aziende agricole giovanili e femminili in tutte le province considerate.

Le stime produttive per il 2025 indicano una contrazione generalizzata delle rese per la maggior parte delle colture, con un crollo particolarmente drastico nell’olivicoltura e significative riduzioni anche nei cereali e nella frutticoltura: fra le cause l’andamento climatico e gli effetti degli eventi estremi e il continuo taglio delle molecole, senza alternative ad oggi, per la difesa delle produzioni da fitopatie vecchie (che riemergono) e nuove.

Alcuni comparti mostrano una certa dinamicità, come il biologico, dove le province di Forlì-Cesena e Rimini hanno superato gli obiettivi europei di superficie coltivata. Inoltre, l’agriturismo si conferma un elemento importante per lo sviluppo rurale. Emerge la strategicità, in generale, della multifunzianalità con esempi di enoturismo e fattorie sociali che la Romagna esprime. Si tratta di esperienze e strumenti che non si limitano alla produzione e all’accoglienza, ma svolgono un ruolo attivo nella tutela del territorio, nella sua valorizzazione culturale, nell’inclusione sociale e lavorativa.

Vai ai documenti nella sezione “annata agraria” https://www.emiliaromagna-cia.it/category/annata-agraria/

L’evento è disponibile sul canale YouTube di Cia Romagna: https://www.youtube.com/watch?v=cYXOMLDFsUg&t=1861s

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